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 MediaMessaggiStudiLa riconciliazionePorre un rimedio     giugno 22, 2018  
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La riconciliazione - Porre un rimedio

 

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Per rendere possibile la riconciliazione è necessario che chi ha rotto il rapporto metta rimedio.
Deve portare le conseguenze del suo errore. Gli equilibri si ristabiliscono quando chi ha sbagliato paga.
Ma questo non era possibile nel caso del peccato dell’Uomo: sarebbe stata la nostra fine.
La disobbedienza dell’Uomo ha costituito una ribellione nei confronti dell’ordine di Dio, una sfida alla Sua autorità, un fallimento dell’obiettivo da Lui proposto; ne è conseguita l’impossibilità di godere in seguito i relativi buoni risultati previsti.
Ed è proprio questo il significato letterale del termine PECCARE: mancare il bersaglio, fallire l’obiettivo. Costituito dalla volontà di Dio, in vista di una vita in pace e comunione con Lui.
Una volta fallito il Suo obiettivo, non è più possibile convivere in pace e comunione con la santità di Dio: manca la condizione irrinunciabile dell’innocenza. Allora Dio diventa legittimamente giudice dell’Uomo. E siccome separati e lontani da Dio non c’è vita, la condanna che Dio pronuncia per il peccato dell’uomo è la morte.
 
Ezechiele 18:4 Ecco, tutte le vite sono mie; è mia tanto la vita del padre quanto quella del figlio; chi pecca morirà.
 
Romani 6:23 perché il salario del peccato è la morte....
 
Allora per rendere possibile la RICONCILIAZIONE ecco che Dio inventa una strada diversa dalla pura e semplice GIUSTIZIA: la GRAZIA (=concessa gratis = dono), che si traduce nella possibilità del PERDONO (PER-DONO).
 
Il perdono è la via di Dio per la riconciliazione.
 
Che cosa è tecnicamente il perdono? Quali sono le sue caratteristiche?
 
È offerto per amore; senza obbligo, senza calcolo, senza convenienza, senza chiedere nulla in cambio.
 
Giovanni 3:16 Perché Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna.
 
Grazie a questo amore che ama il prossimo anche mentre sbaglia, il perdono viene offerto a prescindere dall’altro, senza aspettare che faccia lui il primo passo:
 
Romani 5:8 Dio invece mostra la grandezza del proprio amore per noi in questo: che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi.   
 
Il perdono non è giustizia: evita al colpevole di pagare la giusta punizione.
Di conseguenza non può essere neanche meritato: ciò che il colpevole meriterebbe è solo la punizione.
 
Romani 6:23 perché il salario del peccato è la morte, ma il dono di Dio è la vita eterna in Cristo Gesù, nostro Signore.
 
Non essendo ne’ giusto ne’ meritato non è neanche dovuto e non può essere preteso: è grazia, è un dono.
 
Ma il perdono di Dio non è un colpo di spugna per cui da oggi si fa semplicemente finta che non sia successo nulla: invece è costato molto, vale molto e ci tiene vincolati da un debito di gratitudine al Signore che ha pagato per le nostre colpe al nostro posto.
Infatti che il giudizio di condanna di Dio non cade nel vuoto, e quindi per il peccato qualcuno deve pagare: o l’uomo colpevole o un altro al suo posto. La grazia di Dio consiste appunto nel concedere (e infine nel provvedere Lui stesso) la sostituzione.
Questo sostituto in passato era un agnello, oggi è Cristo stesso.
 
I sacrifici del tempo della Legge erano utili solo perché Dio stesso aveva indicato nel sangue (= vita) il mezzo per fare l’espiazione
 
Levitico 17:11   Poiché la vita della carne è nel sangue. Per questo vi ho ordinato di porlo sull'altare per fare l'espiazione per le vostre persone; perché il sangue è quello che fa l'espiazione, per mezzo della vita.
 
Versare il sangue equivale a perdere la vita, e quindi a pagare il prezzo previsto per la colpa.
 
Il perdono deve essere desiderato e richiesto per andare ad effetto; altrimenti rimane una semplice offerta e cade nel nulla
 
Luca 17:3 State attenti a voi stessi! Se tuo fratello pecca, riprendilo; e se si ravvede, perdonalo. 4 Se ha peccato contro di te sette volte al giorno, e sette volte torna da te e ti dice: "Mi pento", perdonalo».
 
Abbiamo visto che non può essere preteso (v. il figliol prodigo, Luca 15: 18-19), ma deve anzi essere ricevuto con gratitudine e gioia.
 
L’offerta di perdono è una rinuncia alla vendetta e anche al solo desiderio di avere giustizia
 
Romani 12:19 Non fate le vostre vendette, miei cari, ma cedete il posto all'ira di Dio; poiché sta scritto: «A me la vendetta; io darò la retribuzione», dice il Signore.
 
Il preteso desiderio di giustizia infatti spesso serve solo a mascherare il RANCORE, che è uno strumento del diavolo, è veleno per le nostre anime e per le nostre menti e ci intrappola in un meccanismo peccaminoso di desiderio del male altrui apertamente disapprovato dal Signore.
 
 
Perché l’offerta di perdono vada a buon fine deve essere accettata di cuore dal colpevole.
Questo presuppone in lui un processo interiore detto RAVVEDIMENTO, che possiamo definire e riconoscere in base a quattro segnali che lo contraddistinguono:
 
1)      AMMETTERE e CONFESSARE la propria colpa;
2)      DISAPPROVARE il male commesso e provarne DISPIACERE;
3)      SMETTERE di commettere il male;
4)      Desiderare di PORRE RIMEDIO al male commesso.
 
Proverbi 28:13 Chi copre le sue colpe non prospererà, ma chi le confessa e le abbandona otterrà misericordia.
 
Luca 18:13 Ma il pubblicano se ne stava a distanza e non osava neppure alzare gli occhi al cielo; ma si batteva il petto, dicendo: "O Dio, abbi pietà di me, peccatore!"  Questo è il giusto atteggiamento del colpevole pentito, secondo il Signore.
 
Luca 3:8 Fate dunque dei frutti degni del ravvedimento, … e seguenti, fino al 14, con varie applicazioni.
 
Luca 19:8 Ma Zaccheo si fece avanti e disse al Signore: «Ecco, Signore, io do la metà dei miei beni ai poveri; se ho frodato qualcuno di qualcosa gli rendo il quadruplo».
 
La procedura per la riconciliazione è esposta in Matteo 18: 15>17; nell’applicarla attenzione a non confondere quelle che sono le competenze del singolo credente con quelle che sono della Chiesa tutta.
Offriamo perciò il nostro sincero perdono a chi pecca, senza aspettare neanche che si penta; ma non fingiamo una riconciliazione inesistente con chi rifiuta di ravvedersi. Magari pensando che sia sufficiente far passare un paio di anni, in modo che sentimentalmente l’episodio non bruci più tanto...
Questo non è l’idea di Dio riguardo al perdono.
 
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