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 MediaMessaggiStudiCaratteristiche chiesa modelloStudio 1     settembre 25, 2018  
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Le caratteristiche di una chiesa modello

Studio 1


 
 

 

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Quali sono le caratteristiche di una buona chiesa? In altre parole se io dovessi scegliere una chiesa locale da dover frequentare quali sarebbero i criteri che userei per fare la mia scelta? Quali di questi criteri reputerei essenziali per considerare la chiesa "buona" (sana, attraente)? Come dovrebbe essere una buona chiesa locale? In cosa dovrebbe consistere? Dovrebbe essere conservatrice e tradizionale?? Dovrebbe essere giovane di spirito e cuore, contemporanea (aggregandosi alle ultime mode nel mondo evangelico), e progressiva? Forse, dovrebbe essere in mezzo a queste due categorie; conservatrice e progressiva? Dovrebbe avere un misto dei due cioè uno stile di vita in essa che accontenta gli anziani e conservatori e attira i giovani. Dovrebbe essere centrata su buoni programmi. Un buon programma musicale è l'essenziale per esempio per stimolare la sua adorazione. Una buona chiesa dovrebbe avere un buon programma per i bambini. Questo dovrebbe caratterizzarla molto di più della musica. Un buon programma per bambini attira le famiglie, le giovani famiglie, nel quartiere, nella zona, o nella citta stessa (ho vissuto quest'esperienza recentemente). L' attività per i giovani è ciò invece che dovrebbe prevalere. Una buona chiesa dovrebbe preoccuparsi in altre parole per la gioventù. Ciò consisterebbe nell'avere (formarsi/curare) un bel gruppo giovani che si collega ad attività per giovani nella citta o anche ad una rete nazionale di giovani in altre chiese in tutta Italia e questi si radunano insieme per concerti, sport, e attività evangelistiche. Una buona chiesa invece dovrebbe avere un buon insegnamento impostato specificamente sul raggiungere i non-credenti. Tale insegnamento sprona e incita la chiesa all'evangelizzazione particolarmente alcuni metodi specifici tipo l'evangelizzazione come stile di vita dove la chiesa si preoccupa quasi esclusivamente sullo sviluppare amicizie con i non-credenti nel quartiere e comunità che la circonda. La chiesa dovrebbe essere improntata sulla famiglia. Dovrebbe prevalere un ambiente familiare dove la chiesa è come una grande famiglia (l'enfasi è sulla comunione e non tanto sulla dottrina, l'aiuto reciproco e non tanto sull'insegnamento, s'incoraggia la chiesa ad avere un senso familiare sempre di più). Una buona chiesa locale è una chiesa attiva nel sociale (ecco l'elemento chiave). Cioè si preoccupa più d'ogni altra cosa a raggiungere i 'senza-tetto', coloro che vivono sulla strada. Ha un banco alimentari per le persone bisognose nel quartiere o nella zona. Ha un ministero molto buono per aiutare le prostitute o i tossici dipendenti. Si preoccupa per gli extra-comunitari nella città aiutandoli ad inserirsi nel mondo del lavoro per poter anche parlargli del Vangelo. La chiesa in fine, una buona chiesa, dovrebbe essere caratterizzata da risultati cioè porta frutto visibile e concreto evidenziato soprattutto dalla sua crescita numerica e il modo in cui tante persone, credenti e non, sono attirati ad essa. Si concentra sul fare conferenze, uno dopo l'altra, su temi contemporanei e rilevanti per attirare persone ad essa. In questo caso 'numeri uguale salute'; la crescita numerica è considerata, come anche alcuni sostengono, crescita spirituale. Forse tu dici, "non sono sicuro francamente? E' una buona domanda? Come dovrebbe essere una chiesa locale per essere considerata 'buona'"??? Quali sono le sue caratteristiche, dunque? Quali sono gli ingredienti essenziali che dovrebbero caratterizzarla?
 
È la mia intenzione nelle (quattro) sessioni che ho con voi, questa sera e giovedì mattina, di soffermarmi sul considerare le caratteristiche di una chiesa... 'Modello'. Questo è il tema che tratteremo durante il nostro tempo insieme: 'Le Caratteristiche Di Una Chiesa Modello. Il Signore chiama/ordina ad ogni Suo figlio e figlia in Cristo di appartenere a una chiesa locale; un Suo corpo, una Sua famiglia, visibile e locale. Nel cospetto di questa verità, è un dovere se non un compito cruciale afferrare le fondamenta e le basi di una chiesa locale sana... (buona). In altre parole, abbiamo l'obbligo di conoscere e comprendere quale è il 'modello' o quell'esempio' che rappresenta, rispecchia, nel modo migliore il piano e il pensiero di Dio per la Sua chiesa qui sulla terra. Forse, nel parlare di 'modelli' ed 'esempi', mi dirai che è un progetto apparentemente molto ambizioso. Poiché in effetti al livello pratico chi può presumere di avere 'il Modello quando si parla di chiesa locale (conduzione e comportamento)? In molti casi più che 'modello' siamo sodisfatti semplicemente di 'sopravvivere' ben o male una altra settimana, un altra domenica e un altro mercoledì, un altro anno. Ci accontentiamo soltanto di contenere "i problemi nella chiesa"; ci accontentiamo di limitare e trattenere i litigi tra 'i cani e i gatti' nella chiesa e cosi donarci delle 'tregue' pacifiche ma temporanee. Non dimenticherò mai, in questo senso, le parole di un mio professore al seminario che descrisse la sua chiesa come "dei piranha". Aveva la chiesa dei "piranha". Avete tutti presente quei piccoli pesci nel sud-America noti per la loro dentatura affilatissima? Hanno la bocca simile ad una tagliola. Vivono in branchi e sono carnivori. La loro pericolosità è che nell'attaccare la preda sono in grado di spolpare una pecora o un cavallo in pochi minuti. Mentre questo succede si dice che l'acqua tutt'attorno sembra letteralmente ribollire. Ho spesso provato ad immaginarmi questa chiesa e questi credenti. Ecco, nel suo caso, avendo la chiesa dei piranha, questo mio professore, possiamo dire, era molto lontano dal 'modello' o dalla chiesa 'modello'. Probabilmente anche alcuni di voi avete questo sentimento e impressione a volte (solo... 'a volte') della vostra chiesa. Dunque, l'esame che faremo del 'modello' potrebbe scoraggiarci profondamente. Vi ricordo soltanto che lo scopo non è la perfezione ma la direzione. L'osservazione del modello dovrebbe portarci ad intraprendere se non migliorare/raffinare pian piano la nostra direzione come chiesa con la meta di progredire e crescere sempre più conformi al modello e alla gloria di Dio.
 
In questa prima serata, dando il 'via' a questo weekend e ritiro spirituale, vorremmo gettare le basi della chiesa modello. Queste basi rappresentano quel 'contenuto' essenziale che la chiesa modello dovrebbe avere secondo il pian di Dio rivelato nella Sua parola. Dunque vorremmo vedere insieme due caratteristiche essenziali di una chiesa modello. La prima di queste due consiste di: 'discepoli'. Domani mattina esamineremo insieme la seconda caratteristica di una chiesa modello: 'discepolato'. Le caratteristiche essenziali di una chiesa modello consistono di avere "discepoli" e fare "discepolato". Una chiesa diretta verso il modello biblico, intenta a conformarsi sempre di più al piano di Dio per la Chiesa, sarà caratterizzata da "discepoli" e caratterizzata dal "discepolato". Avrà discepoli e farà discepolato. Questo è il suo CONTENUTO. Una volta stabilito il contenuto proseguiremmo a vedere la sua CONDOTTA. In altre parole, la chiesa che abbia queste due caratteristiche, discepoli e discepolato, come si comporta di conseguenza; quale è la sua condotta? Dunque, dopo le basi giuste dovremmo vedere i risultati o il frutto giusto. La sua condotta comprenderà un aspetto privato e pubblico. La condotta della chiesa modello si manifesterà nell'ambito privato cioè in famiglia per modo dire. Qui facciamo riferimento alla sua vita famigliare che consiste del rapporto tra i suoi membri e la sua vita di corpo. Dopo di che la sua condotta verrà manifestata nel pubblico. Qui facciamo riferimento alla sua vita e comportamento nel mondo come sale e luce cioè la sua vita evangelistica. Dunque, ricapitolando, studieremo le caratteristiche di una chiesa modello sottolineando il suo CONTENUTO e la sua CONDOTTA. Nel contenuto vedremo che la chiesa modello ha due caratteristiche essenziali: consiste di discepoli e fa discepolato. Nella sua condotta vedremo il suo comportamento in base a queste due caratteristiche nel privato e nel pubblico. Questo nostro esame del "modello" verrà tratto dal modello biblico come già detto. Questo modello ritroviamo nel libro di Atti al capitolo 2:42-47. È il modello rappresentato dalla vita della prima chiesa. Vi chiedo dunque di aprire le vostre Bibbie in Atti 2:42-47. Stasera ci soffermeremo sulla prima parte del versetto 42. Seguite la lettura.
 
Le Caratteristiche di una Chiesa Modello: Contenuto e Condotta
La chiesa modello ha come contenuto discepoli e fa discepolato (v 42) e applica il suo contenuto in una condotta che si manifesta nel privato e nel pubblico (vv 43-47). Come già detto, guarderemo nei primi due studi insieme il contenuto della chiesa modello. Stasera esamineremo la prima caratteristica di questo contenuto: l'avere discepoli. Domani mattina la seconda: fare discepolato. Domani sera e domenica, concludendo la fine settimana insieme, guarderemo la condotta della chiesa modello nel privato e nel pubblico.
 
Atti rappresenta il racconto della storia della prima chiesa. Abbiamo in esso "le cronache" della preparazione, fondazione, e crescita della chiesa. Sono fatti e storia che non ritroviamo altrove nel NT. E' un libro inoltre riconosciuto per le sue numerose fasi di transizione: dal ministero di Gesù si passa al ministero degli apostoli, dal vecchio patto si passa a quello nuovo, da una chiesa composta maggiormente di Giudei si passa ad una chiesa composta maggiormente da Gentili o pagani (e dunque da Israele si passa alla chiesa come testimone di Dio), da segni e prodigi e doni miracolosi si passa alla testimonianza esclusiva della Parola scritta come guida per la chiesa. Queste transizioni fanno si che il libro degli Atti fornisce una descrizione più che una norma per la chiesa e per noi credenti oggi successori di quella prima chiesa. Dal libro provengono dunque 'principi' ed esempi fondamentali per i credenti e la chiesa nelle epoche successive. Oltre al racconto della prima chiesa però, Atti riguarda come tema principale la "diffusione del Vangelo" o "il progresso della Parola di Dio". Atti capitolo 6:7 rappresenta questo tema centrale chiaramente. Luca scrive, "La Parola di Dio si diffondeva, e il numero dei discepoli si moltiplicava grandemente in Gerusalemme; e anche un gran numero di sacerdoti ubbidiva alla fede." La frase chiave che sottolinea il tema del libro è: La Parola di Dio si diffondeva... E' una frase ripetuta lungo tutto il libro cioè la sua narrazione riassumendo la crescita' della chiesa e la diffusione del Vangelo; il lieto messaggio che Gesù è il Cristo. Questo tema è evidenziato anche in altri passi del libro come Atti 2:41, 47; 4:4; 5:14; 9:31; 12:24; 13:49; 16:5; 19:20. Questo tema inoltre rappresenta l'ubbidienza della chiesa all'ordine di Gesù in Matteo 28:19-20 di essere Suoi testimoni e andare e fare Suoi 'discepoli' tutti popoli da Gerusalemme, alla Giudea, Samaria, e fino all'estremità della terra (anche riportato in Atti 1:8; leggerlo). Il nostro passo è situato precisamente nel contesto di 'fondazione'. Riguarda la fondazione della chiesa, la prima chiesa (2:1-47). I versetti 37 a 41 del capitolo 2, il contesto immediato del nostro passo, dimostrano come è la Parola che da vita alla chiesa. Dopo la predicazione di Pietro Luca scrive, "Udite queste cose, essi furono compunti nel cuore, e dissero a Pietro e agli altri apostoli: Fratelli, che dobbiamo fare?" (2:37) La chiesa nasce per mezzo del Vangelo (L'opera sovrana di Dio Spirito che per mezzo della Parola convince cuori induriti dal peccato portandoli al ravvedimento e fede in Cristo). Un volta giunti al nostro passo, i versetti 42-47, Luca si ferma per evidenziare il 'testimone' cosiddetto. In altre parole, Luca intende mostrare la vita e le caratteristiche della prima chiesa per inquadrare bene quello strumento che il Signore userà per poi diffondere la Sua Parola. Dunque, il nostro passo, potremmo dire, è un esame dello strumento cioè la chiesa locale, che trasporterà e diffonderà il Vangelo alla gloria di Dio. Notate bene quello appena detto. È un esame del "gruppo" o del "corpo" che il Signore userà per diffondere la Sua Parola. Prima d'indicare il ruolo "individuale" che ogni singolo credente avrà nel diffondere il Vangelo, la Scrittura si concentra sul gruppo e sulla comunità intera. Che significa? Significa che è la chiesa agli occhi di Dio che ha la responsabilità maggiore nel diffondere il Vangelo. In altre parole, la chiesa, nel modo in cui è ordinata cioè composta di discepoli e attiva nel discepolato, nel modo in cui "prepara" i credenti in mezzo ad essa, verrà usata con efficacia come testimone nel diffondere il Vangelo alla gloria di Dio. Sembra quasi scontato dire che se dovesse essere usata alla gloria di Dio dovrà essere uno strumento buono, molto buono. Avrà in esso le caratteristiche che il Signore ricerca e che gli siano gradite per lo scopo prestabilito da Lui. Sarà in fine uno strumento 'modello' che di conseguenza noi stessi vorremo imitare e applicare nelle nostre chiese locali proprio perché  come questa prima chiesa l'intento del Signore per la chiesa non è cambiato: diffondere la Sua Parola cioè diffondere il Vangelo per la salvezza e la santificazione delle anime e alla Sua gloria.
 
Guardiamo insieme nel cospetto di questo panorama e pensieri la prima caratteristica essenziale di una chiesa modello: L'avere Discepoli (v 42a)
 
Da dove deriva questa nostra prima caratteristica? Da dove viene il concetto dell'avere discepoli? Questo concetto è tratto dalla descrizione e dal soprannome, possiamo dire, che Luca da ai credenti della prima chiesa. Notate come li descrive all'inizio del versetto 42. "Ed erano... perseveranti..." La parola "perseveranti" è posta nella forma di un azione continua e ripetuta. Luca pone molta enfasi su questa parola o azione. Desidera sollevare questo fatto o questa verità. Anche il modo in cui inizia la frase comunica quest'enfasi. Subito pone l'accento sul fatto che i primi credenti "erano perseveranti..." Detto cosi, è come se volesse che il lettore o l'uditore si soffermasse su questa descrizione iniziale, su questo titolo, o identificazione della prima chiesa. E' come se volesse che si meditasse. Che cosa significa? Cosa vuol dire essere "perseverante"? La parola comunica l'idea di costanza, persistenza, e devozione. Potremo dire in gergo contemporaneo, "è qualcuno che non molla mai..." Trasmette inoltre il senso di aderire con fervore, associarsi strettamente, impegnarsi fedelmente e continuamente, aggrapparsi con grande tenacia; riguarda un fissare l'obbiettivo e non smuoversi da esso; l'essere pronto e in attesa; in guardia, e allerta come un soldato. C'è una dedizione intesa come un vegliare e come aver ricevuto un incarico serio da portare avanti a tutti i costi. In Atti 6:4 gli apostoli dicono, "Quanto a noi, continueremo a dedicarci alla preghiera e al ministero della Parola." Vediamo qui una presa di posizione riguardo una responsabilità e un incarico ricevuto. Poco prima i dodici convocano la chiesa per affrontare il conflitto tra i discepoli Ellenisti (di provenienza Greca) contro gli Ebrei (provenienza Giudaica) e dichiarano, "Non è conveniente che noi lasciamo la Parola di Dio per servire alle mense (6:2)." Ecco il senso dell'essere "perseveranti". Abbiamo inteso nella definizione anche un aspetto di preghiera. Gesù mise in pratica quest'aspetto nei suoi momenti di preghiera. Anche durante la notte perseverava nella preghiera (come riportato nei Vangeli). Nella parabola della vedova e il giudice come presente in Luca 18:1-8 abbiamo un altra dimostrazione del perseverare. La vedova ebbe giustizia dal giudice per mezzo della sua costanza nell'andare da lui. Il giudice dice, "poiché questa vedova continua a importunarmi, la renderò giustizia, perché, venendo a insistere, non finisca per rompermi la testa (Lu 18:5)."
 
Il concetto però non si ferma qui. È più profondo ancora. Gesù in Giovanni 8:31 dichiara "a quei Giudei che avevano creduto in lui, Se perseverate nella mia parola, siete veramente miei ... 'finite la frase' ... DISCEPOLI." Coloro che perseverano sono in verità veri discepoli. Poco prima al capitolo 6 c'è una chiara illustrazione di questo concetto. Abbiamo dai versetti 66 a 70 la distinzione tra un vero discepolo e uno falso. Al versetto 66 Giovanni scrive, "Da allora molti dei Suoi discepoli si tirarono indietro e non andavano più con lui. (Versetto 67) Perciò Gesù disse ai dodici: non volete andarvene anche voi? Simon Pietro [allora] gli rispose, Signore, da chi andremmo noi? Tu hai parole di vita eterna; e noi abbiamo creduto e abbiamo conosciuto che tu sei il Santo di Dio. Gesù rispose loro: Non ho io scelto voi dodici? Eppure, uno di voi è un diavolo!" Notate bene il senso del discepolo. È innanzitutto scelto (salvato) da Dio e poi rimane con Dio aggrappato alla Sua parola e in ubbidienza la segue ad ogni costo. Il falso invece, abbandona cioè non persevera. In 1 Giovanni 2:19 Giovanni dichiara, "Sono usciti di mezzo a noi, ma non erano dei nostri; perché se fossero stati dei nostri, sarebbero rimasti con noi; ma ciò è avvenuto perché fosse manifesto che non tutti sono dei nostri." Ascoltate le parole di Paolo ai Tessalonicesi nella prima lettera al capitolo 1:1-4. Notate la costanza e perseveranza di questi credenti, di questi discepoli, "in Dio". Osservate i risultati di una chiesa del genere (vv 5-10). A causa della loro perseveranza la Parola di Dio aveva "echeggiato". Guardate la descrizione che l'angelo delle sette chiese fa alla chiesa di Filadelfia (leggere i vv 8-11). È interessante in questo senso osservare il giudizio che l'Angelo rivolge alla chiesa di Laodicea. Per il fatto che è né fredda né fervente; per la sua tiepidezza l'Angelo dichiara di "vomitarla dalla sua bocca (3:16). Al livello dottrinale il concetto della perseveranza è non altro che la dottrina della perseveranza dei santi. I veri credenti, i veri discepoli, realmente nati di nuovo e trasformati, essendo nuove creature, perseverano nella fede, la comunione, e la verità. Il discepolo dunque è una persona che persevera nel seguire e nell'ubbidire il Signore e cresce sempre di più in questo cammino.
 
 
Guardate alcune altre immagini del discepolo. In Luca capitolo 6 al versetto 13 Gesù chiama a se i suoi discepoli e tra loro ne scegli dodici che poi diventeranno i dodici apostoli. Notate comunque già l'idea presente nel ministero di Gesù che i suoi vengono identificati come "discepoli". Seguite il racconto nel capitolo 6 e vediamo la natura dei discepoli: 1) sono poveri (v 20); si rendono conto che sono spiritualmente vuoti 2) sono affamati (v 21); cercano la giustizia di Dio e un giusto rapporto con Lui 3) sono perseguitati per la loro fede (vv 22-23) 4) sono misericordiosi (v 36 che comprende tutta la parte prima che parte dal v 24); questa misericordia consiste nell'amare i loro nemici e fare del bene a quelli che li odiano 5) sono sinceri (vv 37-42); non giudicano ne condannano ma sono sempre pronti a perdonare 6) mostrano frutto; frutto buono (vv 43-45); 7) sono ubbidienti (vv 46-49); costruiscono la loro vita sulla roccia cioè le parole di Cristo; guardate anche il capitolo 8:19-21 8) hanno fede 8:25 9) rinunciano a se stessi (9:23-27); 10) richiede una devozione totale 14:25-33; c'è qui un considerare il 'costo' (il prezzo o sacrificio) da pagare se uno vuole seguire a Gesù. C'è un rinunziare a tutto; qualsiasi peccato e segreta indulgenza verso se stessi. In altre parole non ha campi privati e segreti nella sua vita il vero discepolo. È tutto alla luce del giorno e tutto a disposizione/sottomissione a Cristo.
 
Cosa potremmo concludere da questo esame iniziale? La chiesa consiste di discepoli. Il Signore richiede questi tipi di credenti per permettere al Suo strumento cioè il Suo testimone di essere usato con efficacia. Questo è il piano. Questo è il modello. Questa è inoltre la natura o il DNA della chiesa. È pura nel senso che è composta di veri credenti che sono discepoli che si santificano e crescono nella santificazione. Non c'è "la zizzania" nella chiesa insieme ai discepoli e questi vengono considerati, il tutto insieme, come "La Chiesa". I non-credenti ovviamente vengono raggiunti e sono invitati ad entrare nella chiesa MA non rimangono nello stato naturale; non rimangono come zizzania spacciandosi eventualmente per credenti e cosi rovinano la comunione e crescita dell'intera chiesa. Temo che in molti casi, nonostante la conoscenza di questa verità, abbiamo abbassato lo standard. Il modello sembra è troppo difficile da raggiungere o mettere in pratica. Dunque ci accontentiamo di accettare "professori" cioè coloro che semplicemente fanno una professione di fede ma non sono discepoli. Ci accontentiamo d'identificarci come evangelici (distinti da Cattolici) ma non veri discepoli. Ci accontentiamo di fermarci alla "conversione" e dimentichiamo se non ignoriamo la santificazione; il pascere il gregge (l'ordine di Gesù a Pietro... pascere i Suoi agnelli). Vogliamo "convertiti" ma non ci sforziamo ad avere discepoli. Ci accontentiamo in molti casi con l'indottrinamento alle nostre tradizioni e regole più che alla ricerca e scoperta biblica. Ci accontentiamo di riprodurre la nostra linea di denominazione e cosi "stampare" credenti come si producono biscotti (stessa forma e stampa) ma non veri discepoli. Ci accontentiamo dei "religiosi" coloro che vivono una religione invece di una vera fede. Come vedremo domani mattina il discepolato è un duro lavoro; sia per i discepoli sia per i conduttori che devono discepolare e pascere. È più facile in questo senso avere un gruppo di "convertiti" che hanno fatto una professione di fede invece d'investire per avere discepoli. È più facile investire quasi tutte le nostre risorse alla ricerca di far piacere e raggiungere i non-credenti invece di pascere "i veri credenti" che sono già nella chiesa. Il modello biblico è possibile altrimenti il Signore non ci mostrerebbe un piano preciso del genere. Non è da scoraggiarci e gettare la spugna ma con la grazia di Dio e con il Suo aiuto impegnarci con risolutezza ad avere una chiesa di discepoli; una chiesa che rientra nel Suo piano, usata con efficacia per la Sua gloria.



  
 
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