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 MediaMessaggiStudiCaratteristiche chiesa modelloStudio 2     settembre 25, 2018  
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Le caratteristiche di una chiesa modello

Studio 2


 
 

 

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Come definiresti il termine "discepolato"? Oggi, nel nostro mondo evangelico contemporaneo, nella chiesa, la parola "discepolato" ha spesso la connotazione di un attività svolta tra due o tre credenti (piccoli gruppi) che agiscono in disparte dal resto della chiesa. Che si tratti di uno studio a tu per tu, o la lettura di un libro insieme, o un incontro più intimo tra due o tre credenti della chiesa durante un serata della settimana, il discepolato è spesso considerato come un attività a parte o separata dagli incontri ufficiali e regolari dell'intera comunità/assemblea/chiesa. Oltre a questa connotazione, il discepolato è spesso associato con qualche attività evangelistica. Gli incontri in questo senso sono ben mirati allo scopo di preparare il gruppo presente (di solito una piccola parte della chiesa) ad andare a fare svariate attività per raggiungere i non-credenti; banco libri, sondaggi, porta in porta, distribuzione, studi biblici con non-credenti, metodi e filosofie d'evangelizzazione, ect... Dunque, quale è la giusta definizione del termine "discepolato"? È da dire che mentre il senso della parola può comprendere queste attività appena citate, il discepolato ha una definizione molto più profonda e comprende un attività e ministero molto più ampio/completo che riguarda la chiesa intera. In altre parole il vero senso del discepolato non è fondato sull'incontro tra due o tre, un attività isolata e a parte, ma è principalmente un ministero e una responsabilità che appartiene all'intera chiesa ogni volta che si raduna insieme.
 
Abbiamo iniziato il nostro tempo insieme venerdì(ieri) sera con lo scopo di soffermarci sul considerare le caratteristiche di una chiesa... 'Modello'. Questo è il tema che stiamo trattando durante il nostro ritiro spirituale questo weekend: 'Le Caratteristiche Di Una Chiesa Modello. Il Signore chiama/ordina ad ogni Suo figlio e figlia in Cristo di appartenere a una chiesa locale; un Suo corpo, una Sua famiglia, visibile e locale. Nel cospetto di questa verità, è un dovere se non un compito cruciale afferrare le fondamenta e le basi di una chiesa locale sana... (buona). In altre parole, abbiamo l'obbligo di conoscere e comprendere quale è il 'modello' o quell'esempio' che rappresenta, rispecchia, nel modo migliore il piano e il pensiero di Dio, di Cristo, per la Sua chiesa qui sulla terra. Ho affermato ieri sera che le caratteristiche di una chiesa modello consistono di avere un contenuto e una condotta biblica. Questo abbiamo definito come l'avere "discepoli" e fare "discepolato", contenuto, e vivere tali caratteristiche nel privato e nel pubblico, la condotta. Una chiesa diretta verso il modello biblico, intenta a conformarsi sempre di più al piano di Dio per la Chiesa, sarà caratterizzata da "discepoli" e caratterizzata dal "discepolato" e metterà in pratica questo contenuto in una condotta coerente sia nel privato che nel pubblico. Avrà discepoli e farà discepolato e vivrà sempre cosi in ogni luogo in cui sia; privato o pubblico. La volta scorsa abbiamo esaminato la prima caratteristica del contenuto cioè "l'avere discepoli". Questa mattina vorremmo esaminare la seconda: "fare discepolato". Questo nostro esame del "modello" vi ricordo è tratto dal modello biblico che ritroviamo nel libro di Atti al capitolo 2:42. È il modello rappresentato dalla vita della prima chiesa. Vi chiedo dunque di aprire le vostre Bibbie in Atti 2:42 e di seguire la lettura mentre io leggo il passo per noi.
 
Il nostro passo procede dall'evidenziare i discepoli a, ora, sottolineare il processo del discepolato.
I discepoli, dalla descrizione di Luca, "erano perseveranti" praticamente in due campi essenziali: nell'ascoltare l'insegnamento degli apostoli e nella comunione fraterna (studio e comunione). Sono in effetti gli strumenti del discepolato. Potremo dividere questi due campi in quattro come fa il versetto (aggiungendo il rompere il pane e le preghiere). L'idea comunque è di trasmettere due attività fondamentali che fecero la prima chiesa (i primi credenti) quando si radunavano: studiare la parola e condividere la loro vita insieme (ricordando il sacrificio del Signore Gesù per mezzo della Sua cena e, affidandosi a Dio Padre, pregando insieme). Si radunavano per ascoltare l'insegnamento degli apostoli e per avere una vita comune insieme. In altre parole studiavano la Bibbia e vivevano insieme. Allora, prima di decidere di vendere casa e andare a vivere con un altra famiglia della chiesa... ASPETTA. Approfondiremo il significato di queste attività soprattutto il tipo di comunione inteso dal nostro passo.
 
Per ora voglio che notiate il primo campo: l'insegnamento degli apostoli (v 42). Ci sono in questo senso due osservazioni iniziali da fare che sono poste palesemente davanti a noi. Innanzitutto, l'insegnamento è situato come primo campo. Non è qualcosa di casuale. Pensando alla costituzione e l'organizzazione della chiesa o possiamo dire la prima cosa che la chiesa fa quando si raduna; il centro della sua esistenza e scopo principale per cui viene formata è: "l'insegnamento". E' il suo pane quotidiano e ben prima di ogni altra cosa/attività ect... Osservate il passo al versetto 42 di nuovo. C'è l'insegnamento e poi la comunione e tutto ciò che esso comprende (condividere i beni e vita insieme, celebrare la cena del Signore, pregare) e,... potremmo anche aggiungere, guardando più avanti al nostro passo, evangelizzare. Prima di tutti questi viene l'insegnamento. Subito si stabilisce coloro che insegnano (in questo caso gli apostoli, nel nostro gli anziani e pastori) e coloro che ascoltano (il resto della chiesa). I primi credenti, discepoli, erano devoti o dediti o "perseveranti" nell'ascoltare l'insegnamento apostolico. Alcuni autori, scrivendo sulla chiesa, commentano: "Questo è il tratto che, più di tutti gli altri, costituisce il fondamento di ogni chiesa che onori Dio." L'insegnamento ha il PRIMATO nella chiesa. Quale è il motivo principale che prevale al di sopra di ogni altro per cui tu ti alzi la domenica mattina per andare in chiesa o ti presenti all'incontro durante la settimana quando la chiesa si raduna? Risposta: per ricevere insegnamento. 
 
Notate come il passo è più preciso ancora. Non si tratta soltanto "d'insegnamento". In realtà il versetto è molto più specifico. I primi credenti "erano perseveranti nell'ascoltare l'insegnamento degli... apostoli..." Ecco la seconda osservazione posta davanti a noi nel testo. Luca enfatizza questo insegnamento precisando che era "apostolico". Tu dici, "ma perché c'è una differenza tra l'insegnamento della Bibbia e quello degli apostoli?" Ti rispondo categoricamente: NO. Non c'è assolutamente nessuna differenza poiché gli apostoli insegnarono la Bibbia, la Scrittura, la verità, (specificamente nel loro contesto l'AT poiché il nuovo non era ancora scritto/completato). Il punto però da sollevare è la precisione dell'insegnamento. C'è una grande differenza tra l'aprire la tua Bibbia a qualsiasi passo e dire le prime cose che ti vengono in mente e l'avere una preparazione che presenti uno studio profondo, ordinato, accurato, sistematico, e venga comunicato con chiarezza e comprensione e che soprattutto rappresenti la verità; il vero pensiero di Dio. L'uno è lasciato al caso e trascura la vitalità dell'insegnamento relegandolo al grado di qualsiasi altra attività nella chiesa. L'altro invece cura l'insegnamento con estrema attenzione e lo innalza al centro della chiesa con tutte le altre attività relegate in secondo luogo. L'uno rappresenta i pensieri dell'uomo (l'insegnante), le sue "opinioni", mentre l'altro rappresenta il pensiero di Dio, la Sua mente e il Suo intento.
 
Dunque, lo scopo nel versetto 42 è di sottolineare l'importanza del contenuto e del modo in cui l'insegnamento è trasmesso. Che cosa vuol dire? L'insegnamento apostolico era fondato sulla Scrittura. Detto più precisamente ancora il loro insegnamento era basato sul rivelare fedelmente Dio e la Sua opera in Cristo. Si tratta di dottrina (una brutta parola per alcuni evangelici). Riguardava trasmettere fedelmente la verità che avevano ricevuto loro stessi dal Signore e poi dallo Spirito Santo essendo ispirati a scrivere il NT. Ecco il primo aspetto fondamentale del discepolato e non riguarda un piccolo gruppetto di credenti zelanti nella chiesa che si mettono in disparte per approfondire la Bibbia. Invece è un compito di tutta la chiesa cioè insegnare e trasmettere la dottrina di Dio, la Sua Parola. Ascoltate Giovanni 14:26, (Gesù parla ai discepoli), "ma il Consolatore, lo Spirito Santo, che il Padre manderà nel mio nome, vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto quello che vi ho detto." Più avanti nel capitolo 15:26-27 Gesù dice, "Quando sarà venuto il Consolatore che io vi manderò da parte del Padre, lo Spirito della verità che procede dal Padre, egli testimonierà di me; (v 27) e anche voi renderete testimonianza, perché siete stati con me fin dal principio." Nel capitolo 16:13 Gesù ancora dice, "quando però sarà venuto lui, lo Spirito della verità, egli vi guiderà in tutta la verità, perché non parlerà di suo, ma dirà tutto quello che avrà udito, e vi annuncerà le cose a venire." Un ultimo passo solo per rendere l'idea' molto chiara. In 2 Pietro 1:19-21, l'Apostolo dichiara, "Abbiamo inoltre la parola profetica più salda: farete bene a prestarle attenzione, come a una lampada splendente in un luogo oscuro, fino a quando spunti il giorno e la stella mattutina sorga nei vostri cuori. (v 20) Sappiate prima di tutto questo: che nessuna profezia della Scrittura proviene da un'interpretazione personale; Infatti nessuna profezia venne mai dalla volontà dell'uomo, ma degli uomini hanno parlato da parte di Dio, perché sospinti dalla Spirito Santo."
 
Avete notato il senso dell'insegnamento apostolico (ricevuto dagli apostoli per poi essere trasmesso a tutta la chiesa)? Avete notato che si tratti di "un testimoniare fedelmente tutto ciò che il Signore (e poi lo Spirito) ha rivelato?" E' un insegnamento che non parli "di suo" (non deriva dalla volontà dell'uomo ne' dalla sua interpretazione personale) ma invece parla "da parte di Dio" insegnando 'tutto' quello scritto da Lui e che procede dalla Sua parola. In Atti 20:27 Paolo dichiara, "perché non mi sono tirato indietro dall'annunziarvi tutto il consiglio di Dio." Gesù sulla via per Emmaus dice Luca (24:27), "E', cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture le cose che lo riguardavano." Abbiamo qui una dimostrazione del contenuto dell'insegnamento apostolico e il metodo. L'insegnamento era fondato sulla dottrina. Il metodo consisteva in un' esposizione cioè il dare una spiegazione del significato passo per passo, versetto per versetto, lungo tutto il consiglio (la Parola) di Dio in modo tale da esporre tutte le dottrine della Bibbia. Ascoltate bene. È un insegnamento, come dicono gli stessi autori citati poco fa, che comprende la verità sul carattere di Dio; i Suoi attributi, la sua sovranità, la sua giustizia, il Suo amore, la Sua santità, la Sua onniscenza, La Sua Grazia, Inoltre, comprende la verità sulla dottrina della salvezza, sulla Sua elezione, sulla giustificazione, sulla redenzione, sulla grazia irresistibile, sulla perseveranza dei santi, sul peccato, sulla giustizia, sul giudizio, sul perdono, sulla nascita verginale di Gesù Cristo, sulla vita senza peccato di Cristo, sul suo sacrificio sostitutivo, sulla sua gloriosa risurrezione e sulla sua ascensione alla destra del Padre. È inoltre un insegnamento che comprende anche esortazioni di natura pratica sul matrimonio, sull'amministrazione del denaro, sulle relazioni tra datori di lavoro e dipendenti, sui rapporti tra genitori e figli; sull'ubbidienza alle autorità e sulle missioni." Tutto il consiglio di Dio comprende tutto ciò che riguardi la tua vita e la tua santificazione (cammino/crescita' con Cristo). Nelle parole di Pietro in 2 Pietro 1:3 "La Sua potenza divina ci ha donato TUTTO CIO' che riguarda la vita e la pietà mediante la conoscenza di colui che ci ha chiamati con la propria gloria e virtù." L'enfasi è sulla fonte e la totalità dell'insegnamento. E' Dio che parla per mezzo della Sua parola e rivela la totalità del Suo consiglio e piano per l'umanità. Questo differenziava drasticamente la prima chiesa dal suo contesto. Per i giudei era il rabbino che parlava e per i greci era il filosofo. Per i credenti invece era Dio. La Bibbia è assolutamente sufficiente per la chiesa; sufficiente per la tua vita; ti basta per avere un cammino santo e soddisfacente nel Signore. Questo   è l'insegnamento che viene tramandato da epoca in epoca per la chiesa ed è ciò che sostiene la chiesa (possiamo dire) facendola progredire e crescere nel tempo. Paolo esorta Timoteo nel dire, "e le cose che hai udite da me in presenza di molti testimoni, affidale a uomini fedeli, che siano capaci di insegnarle anche ad altri (2 Tim 2:2). E' l'unico insegnamento tra l'altro che veramente cambia le persone; li insegna, riprende, corregge, e educa alla giustizia completandoli e preparandoli per ogni opera buona (2 Tim 3:16-17). L'importanza dell'insegnamento è anche noto nelle epistole del NT. Ascoltate passi come Efesini 4:11-16; Colossesi 1:24-27; 2 Pietro 1:3-11; 2 Tim 2:15. Ascoltate Atti 20:28-31. Alla fine del libro nel capitolo 28:31 Paolo, per due anni interi, vivendo in affitto a Roma, proclamava il regno di Dio e insegnava le cose relative al Signore.
 
Il senso della parola "discepolo" riguarda qualcuno che "impara". È un senso progressivo cioè non smette mai d'imparare. Ascoltate le parole di Gesù in Matteo 11:29: "Prendete su di voi il mio giogo e "imparate" da me..." Capisco che il contesto parla di salvezza ma il principio rimane: come discepoli di Gesù Cristo siamo persone che impariamo da Lui progressivamente e continuamente. Dunque, la chiesa è "discepolata" sempre per far si che giunga alla somiglianza di Cristo. Ascoltate Efesini 4:20-24. Notate la ripetizione della parola "imparato". Questo è il fare discepoli. Altrimenti avremmo solo farisei e ipocriti.
 
Dall'insegnamento Luca procede nel versetto 42 a mostrare l'altro campo in cui la chiesa è discepolata: la comunione.   
 
Cosa intendiamo quando parliamo della comunione e come avviene il discepolato per mezzo di essa? Vogliamo innanzitutto comprendere il vero senso della comunione. Quali sono i presupposti per avere una vera comunione cioè associazione o condivisione (anche collaborazione)? Che cosa rende possibile o permette la comunione? Ascoltate la parole di Giovanni nella sua prima lettera al capitolo 1:3: "Quel che abbiamo visto e udito, noi lo annunziamo anche a voi, perché voi pure siate in comunione con noi; e la nostra comunione è con il Padre e con il Figlio Suo, Gesù Cristo." Di che cosa parla precisamente Giovanni? E' dal contesto Gesù (la sua vita, morte, e risurrezione) e inoltre il messaggio di Gesù cioè la verità della salvezza. Notate dunque a cui è legato la comunione e che da vita alla comunione: la verità dottrinale della salvezza o la vita eterna. Secondo questo passo in 1 Giovanni la comunione uguale la salvezza. Non ci può essere comunione senza la salvezza o nella mancanza della vita eterna. Possiamo dire, non c'è comunione senza dottrina. Non c'è comunione senza vita spirituale. La prima condivisione o associazione del credente accade con Cristo. Lui è "in Cristo". In altre parole, il credente e 'partecipe' con Cristo o in Cristo condividendo la vita e tutte le benedizioni spirituali per mezzo di Cristo. Notate soltanto le tante ripetizioni di "in Lui" che Paolo ripete in Efesini 1:3-14. In Efesini 2:11-22 ... enfatizzato nuovamente è "in Lui". Una delle dottrine preferite dell'Apostolo Paolo è quella dell'unione con Cristo. Il credente di nuovo è partecipe con Cristo e in Cristo. La sua comunione inizia con ed è legata a Cristo. Ascoltate Paolo in Filippesi 1:5 leggendo dal versetto 3: "Io ringrazio il mio Dio di tutto il ricordo che ho di voi; e sempre, in ogni mia preghiera per tutti voi, prego con gioia (ecco il nostro versetto 5) a motivo della vostra partecipazione al vangelo, dal primo giorno fino ad ora." Il termine "partecipazione" qui parla di comunione. I credenti, la chiesa, ha comunione con il Vangelo. In 1 Pietro 5:1 Pietro scrive, "Esorto dunque gli anziani che sono tra di voi, io che sono anziano con loro e testimone delle sofferenze di Cristo e che sarò pure 'partecipe' della gloria che deve essere manifestata: ..." Pietro afferma la sua partecipazione con Cristo. Era testimone oculare della vita, morte, e risurrezione di Gesù. Alla trasfigurazione di Cristo (Mt 17) è stato partecipe della Sua gloria. Dopo di Cristo è stato partecipe dando se stesso pienamente al servire il Signore come Suo testimone proclamando il Vangelo. Pietro è stato anche partecipe soffrendo per Cristo (1 P 4:1). Il credente è dunque partecipe con Cristo in tutto e per tutto. Unito a Lui e in Lui, il credente riconosce e accetta anche una vita di persecuzione, sofferenza, e morte se avviene per Cristo e come Cristo. Il credente è partecipe della natura divina. È una nuova creatura (2 Cor 5:17). È nato dall'alto. Da dove inizia la comunione e che cosa la rende possibile? Risposta: la nuova nascita. Il credente sperimenta la comunione con la trinità cioè Padre, Figlio, e Spirito Santo ora in base alla sua nuova natura e un giorno nel futuro sarà partecipe appieno della natura divina per mezzo di un corpo glorificato. Notate la dottrina presente alla base della comunione.
 
La vera comunione è una chiamata alla comunione con Cristo che porta il discepolo a purificarsi secondo la nuova natura e darsi agli altri; fratelli e sorelle in Cristo. Ascoltate Paolo in 2 Corinzi 8:3-4: (parlando della colletta di denaro raccolta dalle chiese della Macedonia per i santi a Gerusalemme nel bisogno), "Infatti, io ne rendo testimonianza; hanno dato volentieri, secondo i loro mezzi, anzi, oltre i loro mezzi, chiedendoci con molta insistenza il favore di 'partecipare' (ecco la nostra parola chiave di nuovo nel contesto del dare) alla sovvenzione destinata ai santi." Notate bene l'essenza della comunione. un Partecipare con e in Cristo cioè la comunione con Lui porta di conseguenza ad un partecipare nella vita di altri fratelli e sorelle in fede nel senso di dare denaro e aiuto finanziario. Un darsi a Cristo in comunione risulta in un darsi all'altro in comunione. Ascoltate il versetto 5 di 2 Corinzi 8 che riassume questa verità in modo perfetto e chiaro. Paolo dice, "E non soltanto hanno contribuito come noi speravamo, ma prima hanno dato se stessi al Signore e poi a noi, per la volontà di Dio." Per avere comunione con gli altri cioè gli altri fratelli e sorelle in fede, per essere partecipi con loro, devi prima darti a Cristo ed essere partecipe con Lui. Altrimenti, sei un ipocrita e stai facendo il tutto con i tuoi sforzi e non hai successo ne' lo avrai mai. Non hai una vera comunione. E' anche molto interessante che quando hai una vera comunione con Cristo sei disposto a darti agli altri cioè partecipare alle loro vite anche in mezzo a prove e sofferenze tue. Nel versetto 2 di 2 Corinzi 8 ascoltate le condizioni delle chiese Macedone quando hanno dato il loro denaro. Paolo dice, "perché nelle molte tribolazioni con cui sono state provate, la loro gioia incontenibile e la loro estrema povertà hanno sovrabbondato nelle ricchezze della generosità." Tu dici, "ma come è possibile?" Nelle molte tribolazioni (prove, sofferenze) e estrema povertà hanno dato con gioia incontenibile, grande generosità (oltre i loro mezzi), e con fervore (con molta insistenza dice il passo volontariamente). Paolo fa notare che è una grazia al versetto 1. La generosità e la partecipazione delle chiese macedone negli aiuti finanziari ai credenti in Gerusalemme era tutto frutto della loro comunione con Dio, con Suo Figlio Gesù Cristo. In Romani 15:26-27 abbiamo un altro commento su questa partecipazione (comunione). Paolo scrive, "perché la Macedonia e l'Acaia si sono compiaciute di fare una colletta per i poveri che sono tra i santi di Gerusalemme. Si sono compiaciute, ma esse sono anche in debito nei loro confronti; infatti se gli stranieri sono stati fatti partecipi dei loro beni spirituali, sono anche in obbligo di aiutarli con i beni materiali." Osservate lo scambio della "partecipazione" e l'essenza della vera comunione: beni spirituali in scambio per beni materiali. E' anche evidenziato nel nostro stesso passo in Atti 2:44-45 (leggere). Questa partecipazione comprende anche la sofferenza. In Filippesi 1:29-30 Paolo scrive, "perché vi è stata concessa la grazia, rispetto a Cristo, non soltanto di credere in Lui, ma anche di soffrire per Lui, sostenendo voi stessi la stessa lotta che mi avete veduto sostenere e nella quale ora sentite dire che io mi trovo." Siamo partecipi anche delle sofferenze di Cristo e per Cristo ed è un privilegio e grazia; un dono da Dio come parte della nostra comunione con Lui. In Ebrei 10:32-33 l'autore dice, "Ma ricordatevi di quei primi giorni, in cui, dopo essere stati illuminati, voi avete dovuto sostenere una lotta lunga e dolorosa: talvolta esposti agli oltraggi e alle vessazioni; altre facendovi solidali con quelli che erano trattati in questo modo." Dove sono le vittime qui? Se la sofferenza è una grazia e dono di Dio e fa parte della comunione con Lui non ci sono vittime tra i credenti.
 
Cos'è dunque il ruolo della comunione nel discepolato della chiesa? È dottrina vissuta... sana teologia messa in pratica. Riguarda quella "conoscenza della verità che è conforme alla pietà" secondo Tito 1:1. "Le cose che avete imparate, ricevute, udite da me e viste in me, fatele; e il Dio della pace sarà con voi" dichiara Paolo in Filippesi 4:9. L'autore di Ebrei al capitolo 13:7 scrive, "Ricordatevi dei vostri conduttori, i quali vi hanno annunziato la parola di Dio; e considerando quale sia stata la fine della loro vita; imitate la loro fede."
 
Cosa dire e come concludere dopo aver fatto un esame del modello biblico; La chiesa locale secondo il piano di Dio? Se sei un credente hai l'obbligo di crescere come discepolo di Cristo. Questo è il tuo scopo: vivere come discepolo che progressivamente assomigli sempre più al tuo Signore. Se sei una guida hai la responsabilità di pascere, fare discepolato, per produrre discepoli e far si che tutta la chiesa cresca in Cristo. I tuoi strumenti: l'insegnamento e la comunione o, potremmo dire, dottrina e vita pratica... dottrina e dottrina vissuta. Tutti i passi esaminati evidenziano come il compito è duro... durissimo (richiede pazienza, amore, misericordia, costanza, diligenza, fatica, preparazione, preghiera [tanta], tempo, sacrificio, e anche l'attesa di delusioni, lacrime, critiche, prove, tribolazioni, e sofferenze... (molto più facile andare in giro da luogo in luogo insegnando sull'evangelizzazione e applicandoti a tanti metodi pragmatici per raggiungere i non-credenti e cosi impostare la tua chiesa in un modello errato e non-biblico). Invece, l'alternativa è seguire un percorso anche duro ma biblico e avere riservato per noi "la corona di giustizia che il Signore, il giusto giudice, ci assegnerà in quel giorno; non solo a noi, ma anche a tutti quelli che avranno amato la sua apparizione (2 Tim 4:8).





  
 
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