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 MediaMessaggiStudiCaratteristiche chiesa modelloStudio 4     dicembre 14, 2018  
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Le caratteristiche di una chiesa modello

Studio 4


 
 

 

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Nel loro libro "Vivere nella Casa del Padre" gli autori citano un noto pastore che dichiara: "Per molti cristiani, il massimo sforzo per far comprendere alla gente che vive intorno a loro chi sono, consiste nell'attaccare l'adesivo a forma di pesce nel vetro posteriore dell'auto!" Continuano gli stessi autori nel aggiungere, "Purtroppo, per molte chiese, ciò che più si avvicina all'evangelizzazione è parlare ogni tanto dell'argomento e organizzare qualche culto di 'risveglio', al quale però partecipano quasi esclusivamente i membri stessi delle chiese. Una chiesa davvero ordinata secondo i criteri della Scrittura rimarcherà continuamente la necessità dell'evangelizzare, fornendo regolarmente ai propri membri gli strumenti per attuarla (Matteo 28:19-20; 1 Tess 1:8)."
 
Quale è il giusto approccio o la giusta prospettiva che una chiesa debba avere rispetto all'evangelizzazione? Come fanno notare le citazioni iniziali sembrerebbe che l'evangelizzazione oggi è un adesivo a forma di pesce messo sulla propria macchina o un evento organizzato ('culto di risveglio, 'concerto', 'marcia pubblica, 'un evento nelle piazze', 'una distribuzione' (libri/volantini), o 'una tenda'). Dunque, come dovrebbe evangelizzare una chiesa locale che desidera ubbidire al suo mandato secondo le parole del Signore Gesù di "fare Suoi discepoli tutti i popoli..." (Mat 28:19) e l'essere Suoi "testimoni... fino all'estremità della terra" (Atti 1:8)? Come dovrebbe evangelizzare una chiesa modello?
 
Questa mattina toccheremo un tema cosiddetto "scottante" o "piccante". Riguarda la quarta caratteristica di una chiesa modello cioè l'evangelizzazione. I metodi, i libri, le conferenze, e le discussioni tra credenti, chiese, e missioni in Italia sul tema dell'evangelizzazione sono tantissimi. In un paese come il nostro dove le chiese sono piccole (e rimangono cosi per anni) e il campo/terreno è molto duro il tema dell'evangelizzazione è spesso scoraggiante se non umiliante. Mette in evidenzia la mancanza di azione da parte della chiesa nel raggiungere altre anime/persone con il Vangelo (ecco lo scoraggiamento) e mostra la mancanza di crescita numerica; i credenti sono pochi (ecco l'umiliazione). Inoltre, il tema dell'evangelizzazione è anche un campo di grande confusione e pericolo. Nel desiderio di rompere l'ingorgo e lo stallo che per anni sembra paralizzare la chiesa, molti credenti e chiese rischiano di farsi prendere dai 'numeri' cioè dall'obbiettivo di raggiungere una crescita esclusivamente numerica. Si spronano a questo traguardo a scapito della sana dottrina (compromettendola per scopi più pragmatici) e a scapito della crescita spirituale (compromettendo la cura e l'edificazione dei loro stessi membri per raggiungere i bisogni dei non-credenti). Credo che sia inoltre un tema fondamentale in fine per la nostra propria chiesa e realtà qui a Messina. Vogliamo anche noi come comunità e chiesa essere ubbidienti allo scopo per cui il Signore ci ha messi in questa città e ci permette ancora di rimanere qui come testimonianza per servirlo nel raggiungere le tante anime perdute intorno a noi. Nelle parole di un caro fratello tra di noi, "Vogliamo un risveglio nella nostra città". Aggiungerei in questo senso, "Vogliamo un risveglio anche nella nostra comunità".
 
Questa mattina voglio di conseguenza darvi (darci) una prospettiva sana e giusta riguardo l'evangelizzazione. Possiamo dire che vi darò la base se non la fonte di ciò che poi scaturirà un evangelizzazione sana ed efficace da parte dei credenti di una chiesa locale e la chiesa intera. Quale è questa base o fonte? L'evangelizzazione di una chiesa modello consiste di una profonda comunione tra i membri della chiesa che viene vissuta in tre luoghi: nel pubblico, nel privato, e nella presenza di Dio e gli uomini. L'evangelizzazione è la comunione vissuta in tre luoghi: nel pubblico, nel privato, e nella presenza di Dio e gli uomini.
 
Vi chiedo di aprire le vostre bibbie in Atti 2:46-47a. Leggeremo tutto il passo (vv 42-47).
 
L'evangelizzazione riguarda 'la comunione vissuta in tre luoghi: nel pubblico, nel privato, e nella presenza di Dio e gli uomini'.
 
Il nostro passo è situato nei versetti 46 e la prima parte del versetto 47. Il passo stesso è strutturato in un modo diremo inusuale poiché il centro o l'intento del passo accade in mezzo ed è circondato da frasi o elementi secondari che potremo dire spiegano o rivelano l'aspetto pratico o la messa in pratica della verità insegnata dal passo. Il brano è simile ad una montagna; un vulcano; l'Etna. Per scalarla bisogna innanzitutto superare la base ovviamente e tutto ciò che la circonda per arrivare all'apice, la punta, e cosi vedere chiaramente tutto il paesaggio per poi scendere dall'altra parte passando nuovamente per le cose che la circondano e giungendo alla base. Ecco un illustrazione del nostro passo. Il significato è all'apice del monte ed è circondato da vari elementi secondari in basso che spiegano o rivelano il significato stesso cioè l'apice.
 
Va bene basta con questa lezione di scienza e geografia e guardiamo il centro del passo cioè la fonte dell'evangelizzazione. Quale è questa fonte? Riguarda la profonda comunione tra i credenti di una chiesa locale. Potremo dire che prima di parlare dell'evangelizzazione stessa Luca intende mostrare il cuore o il centro dell'evangelizzazione o quel elemento che poi conduce all'evangelizzazione cioè la comunione fraterna. È proprio l'enfasi di questo passo. Guardate la terza frase del versetto 46. Luca dice che i primi credenti "prendevano il loro cibo insieme, con gioia e semplicità di cuore". L'azione del passo è concentrata nel verbo o nella parola "prendevano". La parola indica un atto di condividere qualcosa insieme. Comunica il senso dell'avere la sua parte cioè ognuno ha la sua parte. Trasmette l'idea dell'essere partecipe. In 2 Timoteo 2:6 vediamo il senso della parola quando Paolo dice a Timoteo, "Il lavoratore che fatica dev'essere il primo ad avere la sua parte dei frutti." Il lavoratore partecipa o ha la sua parte nei frutti del suo lavoro del campo. L'azione esprime continuità. In altre parole questo stare insieme, il condividere, e l'essere partecipe è qualcosa di continuo e non un evento ogni tanto o occasionale. Era l'abitudine di questi primi credenti e questa prima chiesa di mangiare insieme regolarmente e continuamente. L'inizio del passo stesso lo sottolinea con le parole "ogni giorno". La prima chiesa si riuniva sempre con regolarità per stare e mangiare insieme e condividere la comunione fraterna. Non era una questione di ogni famiglia o solo la parentela stretta che si radunava ma tutta la chiesa. È una verità inoltre già osservata e commentata. Nel versetto 44, il nostro studio precedente sulla condivisione, Luca scrive, "Tutti quelli che credevano stavano insieme e avevano ogni cosa in comune;..." Nel nostro passo al versetto 46 vediamo che "andavano assidui e concordi al tempio". I credenti della prima chiesa stavano insieme ed erano partecipi delle cose degli uni e degli altri. In altre parole, erano partecipi o avevano una parte nella vita di ciascuno. I credenti di questa prima chiesa si conoscevano molto bene. C'era un intimità nel gruppo dove i rapporti andavano oltre la superficie. L'avete sicuramente evidenziato se avete mai ospitato qualcuno in casa per un tempo prolungato. C'è una grande differenza tra il frequentare qualcuno e il vivere insieme a qualcuno. Nel frequentare qualcuno si possa certamente sviluppare un rapporto stretto e anche intimo. Il conoscere una persona veramente però accade soprattutto quando si ha l'opportunità di vivere con lui o lei. La vita vissuta insieme rivela una trasparenza chiara e profonda. Pensate soltanto alla differenza tra il tempo del vostro fidanzamento e il tempo del vostro matrimonio (forse alcuni vorrebbero in questo caso tornare al fidanzamento :). Chi vi conosce meglio al livello umano se non la vostra moglie o il vostro marito (forse per gli uomini è la 'mamma', è uno scherzo). Il punto è che la comunione fraterna nella prima chiesa era molto stretta e profonda. Notate di nuovo il versetto 42 del passo intero; i nostri primi studi sulla dedizione. I credenti perseveravano nell'ascoltare l'insegnamento degli apostoli e nella comunione fraterna, nel rompere il pane e nelle preghiere. Un breve sorvolo dei primi capitoli del libro di Atti rivela questo fatto comune della prima chiesa cioè "stavano insieme". In Atti 1:13-14 vediamo i discepoli radunati insieme nella sala di sopra in attesa dello Spirito Santo dove Luca commenta che "di consueto si trattenevano" (v 13). Erano insieme perseverando nella fede e concordi nella preghiera (v 14). Nel capitolo 2:1 i discepoli di nuovo erano tutti insieme "Quando il giorno della Pentecoste giunse". Nel capitolo 4:32 c'è scritto che "La moltitudine di quelli che avevano creduto era d'un sol cuore e di un'anima sola; non vi era chi dicesse sua alcuna delle cose che possedeva ma tutto era in comune tra di loro." Abbiamo già evidenziato questo fatto ma vale ripeterlo poiché è di nuovo presente nel nostro passo al versetto 46 proprio prima dell'azione di prendere il cibo insieme. L'idea dietro "il rompere il pane" riguardava proprio la comunione spirituale e non unicamente il cenare insieme. L'intimità maggiore come anche presente nella vita e ministero di Gesù accadeva a tavola radunati insieme.
 
Situando questo significato e azione centrale del passo nel contesto di tutto il passo (vv 42 a 47) diremo che i primi credenti si comportavano come Paolo esorta più tardi in Filippesi 2 (1-5): "avendo un medesimo pensare, un medesimo amore, essendo di un animo solo e di un unico sentimento; non facendo nulla per spirito di parte o per vanagloria; ma ciascuno, con umiltà stimava gli altri superiori a se stessi, cercando ciascuno non il proprio interesse, ma anche quello degli altri; come anche fece
Gesù." Abbiamo la stessa immagine di questa comunione in Efesini 4(2-6) cioè una comunione vissuta nell'umiltà e la mansuetudine, nella pazienza, sopportandosi gli uni e gli altri con amore, e sforzandosi di conservare l'unità dello Spirito con il vincolo della pace. Il tutto fondato su una solida base dottrinale come evidenziano i versetti 4-6 di Efesini 4. Abbiamo qui la prova di una chiesa basata sulla sana dottrina e basata su un rapporto stretto e intimo; una comunione sia spirituale che pratica. Immaginatevi questo gruppo, raduno, comunità, e chiesa? Abbiamo fratelli che si sacrificano per gli altri. Abbiamo fratelli che donano il loro tempo e denaro alla chiesa con generosità. Abbiamo fratelli che badano alle loro famiglie e matrimoni al livello di una cura spirituale. Abbiamo fratelli che riprendono altri fratelli affrontando peccati e offese tra di loro in un modo biblico e amorevole. Abbiamo fratelli anche che "coprono" per amore le offese degli altri. Abbiamo fratelli sottomessi alle loro guide (pastori/anziani/conduttori) cioè che rispettano la loro autorità e sono pronti ad essere modellati dal loro insegnamento. Abbiamo guide preparati ad insegnare la parola e ha pascere la chiesa con fermezza e tenerezza. Abbiamo fratelli in fine che desiderano "cambiare" e "crescere" nella santificazione e nel timore del Signore per diventare sempre più simili a Gesù. Questa comunione non è stagnante né formale ma vera e dinamica.
 
Avendo detto tutto questo c'è da dire che l'enfasi vera e propria di questa comunione nonostante tutta la descrizione appena fatta risiede nelle due parole che Luca usa per descrivere il loro prendere il cibo insieme. Infatti, potremo dire che è proprio il particolare che rende questo passo sulla comunione leggermente diverso da quello menzionato nel versetto 42 e poi nel versetto 44. Quali sono queste due parole? Di nuovo nel versetto 46 Luca dice che i credenti "prendevano il loro cibo, con 'gioia' (ecco la prima parola) e 'semplicità' (ecco la seconda parola) di cuore". La prima parola gioia esprime un esuberanza e esultanza. Si parla qui di un giubilare e festeggiare. C'è una gioia incontenibile; un estrema delizia, una felicità, un trarre piacere da, un godere, e un brillare. È inoltre una gioia trascendentale. Il senso della parola appare in Luca 1:14: L'angelo dice a Zaccaria (riguardo la nascita di Giovanni il battista) "Tu ne avrai gioia ed esultanza, e molti si rallegreranno per la sua nascita." Zaccaria aveva da esultare si poiché sua moglie Elisabetta era nella sua vecchiaia e chiamata sterile. In Ebrei 1:9 l'autore descrive come Dio Padre ha "unto il Figlio con olio di letizia". Ecco l'idea di questa gioia cioè è simile ad un unzione di letizia. L'immagine è di qualcosa di risplendente. Il credente porta la sua gioia attorno il collo come un ornamento e una decorazione preziosa; una collana costosissima. Alla fine dei tempi ci saranno le nozze dell'Agnello dove la chiesa sarà presentata come sposa di Cristo. Dal trono si sentirà una gran voce che dirà "Rallegriamoci ed esultiamo e diamo a Lui la gloria, perché sono giunte le nozze dell'Agnello e la Sua sposa si è preparato." Perché questa gioia? Riguarda il profondo senso di gratitudine ed esultanza a causa della salvezza donata da Dio. Nella sua prima lettera Pietro scrive, "Perciò voi esultate anche se ora, per breve tempo, è necessario che siate afflitti da svariate prove, ..." Al versetto 8 continua nel dire, "Benché non l'abbiate visto, voi lo amate; credendo in Lui, benché ora non lo vediate, voi esultate di gioia ineffabile e gloriosa (v 9) ottenendo il fine della vostra fede: la salvezza della anime." In Giovanni 8:56 Gesù dichiara, "Abraamo, vostro padre, ha gioito nell'attesa di vedere il mio giorno; e l'ha visto, e se n'è rallegrato." La parola dunque evidenzia la realizzazione dell'essere stati salvati da Dio. La chiesa del continuo ricorda, vive, studia, e gioisce della sua salvezza e la stupenda grazia di Dio in Cristo che la salvò dal peccato e la morte eterna. È in effetti come "il prendere il cibo" veniva preso. Era la verità che risiedeva dietro lo stare e mangiare insieme. Più tardi in Atti 16:34 vediamo il carceriere di Filippi che "fece salire in casa sua, apparecchiò loro la tavola, e si rallegrava con tutta la sua famiglia, perché aveva creduto in Dio." In 1 Corinzi 11:26 (un passo spesso citato per celebra la cena del Signore) Paolo dichiara, "Poiché ogni volta che mangiate questo pane e bevete da questo calice, voi annunciate la morte del Signore, finché egli venga." La prima chiesa viveva nella gioia incontenibile della sua salvezza. La parola "semplicità" associata con il cuore cioè la "semplicità di cuore" aggiunge un ulteriore aspetto a questa gioia. La comunione della prima chiesa comprendeva la gioia insieme alla "sincerità". L'idea qui è di una fede umile, genuina, e sincera che coinvolge tutto la persona intera nella sua profondità cioè anima, mente (intelletto e volontà), e cuore (emozioni e desideri). Il tutto è compreso in Luca 10:21-24 (leggere) il versetto 21 soprattutto dichiara, "In quella stessa ora, Gesù, mosso dallo Spirito Santo, esultò e disse: Io ti rendo lode, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e agli intelligenti, e le hai rivelate ai piccoli! Si, Padre, perché cosi ti è piaciuto!" Poco prima, nel contesto, al versetto 20 del capitolo 10 Gesù, dopo che i settanta discepoli tornarono dalla loro missione "pieni di gioia" Gesù gli dice, "Tuttavia, non vi rallegrate perché gli spiriti vi sono sottoposti, ma rallegratevi perché i vostri nomi sono scritti nei cieli."
 
Che cosa indicano tutte queste descrizioni della vita e degli individui della prima chiesa? Erano semplicemente e totalmente devoti a Cristo fissando i loro occhi su di Lui e perseverando in Lui. Paolo avverte i Corinzi in 2 Corinzi 11:3, "Ma temo che, come il serpente sedusse Eva con la sua astuzia, cosi le vostre menti vengano corrotte e sviate dalla semplicità e dalla purezza nei riguardi di Cristo." In Filippesi 3:13-14 Paolo, di nuovo, dichiara "Fratelli, io non ritengo di averlo già afferrato; ma una cosa faccio: dimenticando le cose che stanno dietro e protendendomi verso quelle che stanno davanti, corro verso la meta per ottenere il premio della celeste vocazione di Dio in Cristo Gesù." Che cosa dicono questi passi? Sottolineano la santificazione del credente e della chiesa progressiva. Evidenziano lo scopo per cui siamo stati salvati cioè la conformità a Cristo; alla Sua immagine e somiglianza. Romani 8:29 dice, "Perché quelli che ha preconosciuti, li ha pure predestinati a essere conformi all'immagine del Figlio suo, affinché egli sia il primogenito tra molti fratelli; ..." Paolo esorta Timoteo nello stesso senso quando dichiara "Combatti il buon combattimento della fede, afferra la vita eterna alla quale sei stato chiamato e in vista della quale hai fatto quella bella confessione di fede in presenza di molti testimoni (1 Tim 6:12)." Paolo stesso combatteva affinché non fosse squalificato dopo aver predicato ad altri (1 Cor 9:24-27). Alla fine della sua vita, guardando indietro, disse, "Ho combattuto il buon combattimento, ho finito la corsa, ho conservato la fede (2 Tim 4:7)."
 
L'evangelizzazione nasce da una profonda comunione fraterna basata sulla continua e progressiva santificazione e crescita dei credenti stessi. Questa è una comunione (unione) che trabocca di gioia e si adopera al compimento della propria salvezza con timore e tremore (Fil 2:12). È una comunione vissuta nell'irreprensibilità e l'integrità, come figli di Dio senza biasimo in mezzo a una generazione storta e perversa, nella quale risplendete come astri nel mondo, tenendo alta la parola di vita, in modo da non vergognarsi né aver corso o faticato invano nel giorno di Cristo (Fil 2:15-16).
 
Ora voglio che notiate molto attentamente perché una volta giunti a questo tipo di fede; una volta arrivati a questa prospettiva; una volta preparati per questo stile di vita; la chiesa è pronta per evangelizzare. Dici, ma come si farà? Quale è il metodo o tecnica più efficace che attirerà i non-credenti al Vangelo e in chiesa??? Abbiamo tanti metodi e studi fatti sull'evangelizzazione e tante scuole che promuovono la loro formula per il successo. Non è notevole comunque che il NT non menziona mai un metodo o una tecnica o una scuola? Che cosa dice invece? L'abbiamo appena visto. È la tua vita e la vita vissuta in comunione con la tua chiesa che è il segreto e la ricetta cosiddetto dell'evangelizzazione. Un credente che non ha questo primo aspetto cioè che non è in comunione con la sua chiesa e che non ha una vita che porta frutto, i frutti dello Spirito, che derivano dalla comunione fraterna e l'attaccamento alla Parola e alla propria chiesa; un credente che non è legato e coinvolto in questa maniera; che non si santifica né cresce nella somiglianza di Cristo, né desidera cambiare e migliorare nel suo cammino; non potrà evangelizzare. Che cosa dimostrerà? Nulla se non essere d'inciampo al o di scandalo per il Vangelo. Sarebbe uguale ad una guida che ha la propria casa e famiglia in disordine e continua a servire in chiesa come pastore o conduttore. È una contradizione se non ipocrisia.
 
Invece il credente e la chiesa che evidenzia questo tipo di vita può evangelizzare e evangelizza già in base alla sua vita. In altre parole, la sua santificazione e comunione si svolge contemporaneamente con la sua evangelizzazione. Ed è questo che Luca dimostra con i tre luoghi presenti nel nostro passo; il pubblico, privato, e nella presenza di Dio e gli uomini. Guardate di nuovo il passo. Luca dice che "ogni giorno andavano assidui e concordi al tempio, ..." Notate cosa succede quando vanno al tempio (3:1; 4:4; 5:42). La chiesa andava (essendo ancora legata al contesto e alla religione ebraica) per lodare il Signore e per parlare di Lui cioè testimoniare pubblicamente. Andando al tempio questi primi credenti si consideravano la vera Israele e i veri Giudei cioè coloro che videro e credettero nelle promesse di Dio fatto ai padri anticamente. Dopo il tempio la loro vita vissuta nella comunione e nella gioia e sincerità si trasferiva nelle case (nel privato) per mangiare insieme e celebrare la fede comune che li univa. Il tutto si possa riassumere una vita vissuta interamente e in qualsiasi luogo "lodando Dio e godendo il favore di tutto il popolo". Le due azioni riguardano comportamenti continui come abitudini e vita vissuta. La prima azione riguarda Dio e la seconda è riferita agli uomini. Notate il capitolo 5:26; le guardie non vollero prendere i discepoli con violenza per paura del popolo; di essere lapidati da loro! Possiamo dire che evangelizzavano con nessun metodo o strategia se non di parlare ovunque andavano e manifestare la loro gioia esuberante riguardo la nuova vita che avevano ricevuto nella piena coerenza. Questa è l'evangelizzazione vera e propria.
 
Riguarda predicare e vivere il Vangelo quotidianamente.



  
 
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