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 MediaMessaggiStudiParlami di amoreIl vero amore secondo Dio     settembre 25, 2018  
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Parlami d'amore - Il vero amore secondo Dio

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L’amore è un sentimento, non si può negare. E come tale è accompagnato naturalmente da emozioni e sensazioni, piacevoli e forti, difficili da descrivere a parole ma note a tutti senza bisogno di parole; e assolutamente legittime. Dio stesso ci ha creati in modo che le provassimo.
 
Ma attenzione al SENTIMENTALISMO = quel modo di interpretare il sentimento come se si riducesse a queste manifestazioni che invece ne sono solo una componente. È un’esagerazione del sintomo.
Per questo nell’ambiente evangelico alcuni temono il “sentimento” amore e cercano di renderlo una pura tecnica basata sull’esecuzione dei comandamenti, privandolo di tutta la sua componente emotiva. Ma anche questo è sbagliato, è l’esagerazione opposta.
Semplicemente, le emozioni non devono prendere il posto dell’amore, solo accompagnarlo. Come il sale nelle pietanze. E soprattutto non devono prendere le redini della FEDE. 
FEDE e AMORE sono due cose distinte, anche se agiscono in sinergia. Una fede sentimentale è un errore, perché la fede è decisione immutabile, mentre il sentimento è mutevole (credo di più se sono di buon umore, mentre ho più difficoltà a credere e obbedire se sono di malumore. Detto in questo modo ne è evidente l’assurdità, vero?).
QUESTO È UN CONCETTO FONDAMENTALE. Se capiamo bene questo e lo adottiamo per noi stessi, torneremo a casa “cresciuti”.
“L’amore è un sentimento da imparare” si intitolava un libro di qualche tempo fa. Giustissimo.
Infatti il nostro cuore carnale ci inganna con grande facilità.
Si ama istintivamente, con trasporto emozionante; ma anche razionalmente, con volontà e dedizione.
È vero che si sente il cuore gonfio di gioia, ma è un sintomo in comune con la pericardite. Si sente il cuore battere forte forte, ma questo è comune ad ogni tachicardia; ci si sente stringere lo stomaco per la compassione, (aprire le viscere…..), ma anche la gastroenterite può provocare sensazioni simili.
 
Bisogna fare degli esempi.
Quando il cuore batte forte al pensiero di una persona e passa la voglia di mangiare, diciamo che si è innamorati. Ma quando il cuore non batte più in quella maniera e torna l’appetito, non vuol dire che l’amore sia finito; è solo passato ad un’altra fase, altrettanto naturale.
Anche le malattie virali funzionano così: la febbre è il primo sintomo visibile, ma quando la febbre passa non vuol dire che si è guariti. Anzi, può venire proprio adesso il maggiore impegno per l’organismo. Prima bastava una Tachipirina, ora sono coinvolti gli organi interni. L’infezione è ancora in corso, ma in una fase diversa. Però questo è un paragone antipatico.
La stessa vita umana passa per fasi diverse: a 50 anni non posso più correre come a 20, non ho neanche più lo stesso numero di capelli sulla testa, ahimè, né la stesso desiderio di novità: ma mica per questo dico che la vita è finita, mi dichiaro morto e mi seppellisco! La vita è solo un po’ diversa e questo è nella sua natura. Va vissuta fase per fase. Su questo siamo sicuramente tutti d’accordo.
 
Ebbene, lo stesso principio vale altrettanto anche nei rapporti fra persone.
Per esempio l’amore di coppia: non può ridursi alla sola fase di innamoramento! Quando sono ben cotto ti guardo e mi fai battere forte il cuore (allora si tratta di amore eterno, è chiaro); poi passa il tempo e ci si abitua, l’adrenalina diminuisce… e se guardandoti il cuore non batte più come prima, allora non ti amo più? Il sentimento si riduceva al solo sintomo? Senza nessun impegno e convinzione?
Ma tutti gli uomini diventano meno forti, un po’ panzuti e più o meno pelati; e tutte le donne si appesantiscono, le guance cascano un po’ (e non solo le guance), la pelle si raggrinzisce…. Ci piacerebbe allora essere buttati via, perché: “Non sei più quello/a di cui mi ero innamorata/o” ?
Ma allora ti eri innamorato dell’immagine di quella persona, non di tutto il suo essere: di una sua istantanea, scattata quel giorno. E finisci per perdere tutte le gioie del cambiare insieme, crescere fianco a fianco, lottare per obiettivi comuni… e dimostri anche che questo sentimentalismo è proprio un’altra cosa rispetto all’amore vero, perché bada egoisticamente solo a cosa riceve per sé stesso senza badare affatto al male che infligge all’altro, il quale viene abbandonato perché non è più all’altezza delle mie aspettative (e quindi non più amabile…), senza avere nessuna responsabilità del suo fisiologico cambiamento.
 
E questo stesso principio vale infine anche nel rapporto con Dio:
una fede sentimentale non è una ferma decisione di servirlo per sempre – costi quel che costi - secondo la Sua volontà. Dipende invece dall’emozione del momento. Il che è pericolosissimo perché lo stato d’animo può variare anche con la peperonata della sera prima!
 
Allora saltano fuori affermazioni del tipo: “la lettura della Bibbia non mi dà più nulla, mentre prima mi emozionava tanto…” ;   “prego e mi sembra che non mi ascolti nessuno, prima sentivo il Signore così vicino…”.   Se c’è in corso un peccato può succedere che lo Spirito Santo faccia sentire il suo dispiacere, e allora basta eliminare il peccato col ravvedimento e tutto va a posto. Ma per queste persone non è quello il caso. E allora concludono: “ho perso la fede”, oppure: “Dio non mi vuole più” ; oppure: “Non è colpa mia, è colpa degli altri! Pazienza. Magari mi troverò meglio in un’altra chiesa…”   C’è da domandarsi se la vera fede ci sia mai stata!
Esistono anche persone che a questo punto vanno in crisi alla ricerca disperata di rinnovate sensazioni interiori e perdono di vista i loro doveri verso il Signore e verso la fratellanza. E spesso in questa loro assurda ricerca si espongono a manifestazioni più spiritiche che spirituali.
Poi ci sono quelli che la domenica dicono: “Oggi il culto non mi ha dato nulla…”. Come se il culto dovesse dare qualcosa a loro. Il culto deve dare al Signore ciò che gli spetta, compreso da parte loro. Andiamo al culto per offrire, non per prendere. Queste persone si mettono in qualche modo nel posto che spetta a Gesù. Siccome il principio è che: “nessuno si presenterà davanti a Dio a mani vuote” (Esodo 23:15), mi fanno pensare a degli israeliti che, nel Vecchio Patto, fossero venuti al tempio senza offerta e cominciassero a camminare davanti all’altare prendendo dalle offerte degli altri, assaggiando tutto e giudicando se gli piacessero o meno. Assurdo.
Porta la tua offerta, presentala al Signore e non ti preoccupare se ti piace o meno quella degli altri: non sono offerte a te, è il Signore che deve dire se a Lui sono gradite o no.
Eppure il sentimentalismo ci porta anche a questo: “Oggi il culto non mi ha dato nulla…” e dimostra di non coincidere proprio col vero amore perché conduce automaticamente a svalutare gli altri, cosa che l’amore non fa.
L’amore vero è proprio un’altra cosa. Gioisce della soddisfazione dell’altro, sacrifica sé stesso per cercare il benessere dell’altro, perdona le imperfezioni, è disinteressato. Non vuole: dà.
 
Attenzione dunque al sentimentalismo, che è una brutta, brutta imitazione del vero amore. Come la Ferrari modello MP di mia moglie. 
Viviamo il sentimento con trasporto ma anche con consapevolezza, non a seconda di quanto mi prende e mi rende. Perché Dio, che È AMORE, non ha fatto così nei nostri confronti.
Poveri noi se Dio badasse a quanto gli rendiamo, a quanta soddisfazione gli procuriamo, e perdesse il suo amore per noi quando lo deludiamo. Poveri noi.




  
 
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